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Febbraio 2015. Voto in Germania. Vincono i democristiani, cresce l’estrema destra, la sinistra in crisi porta tre partiti nel Bundestag

di Salvatore Sinagra (Comitato scientifico CESPI)

Le elezioni anticipate tedesche si chiudono sostanzialmente con risultati allineati ai sondaggi degli ultimi giorni, che accreditavano la CDU/CSU al primo posto con circa il 30%, AFD circa al 20%, e poi diversi partiti della sinistra a percentuali più basse, a partire dall’SPD attorno al 16%. Gli unici dati che abbiamo atteso fino alla mezzanotte dopo le elezioni sono relativi le performance dei piccoli partiti che non erano certi di entrare in parlamento: Die Linke ha sfiorato il 9%, è entrato in parlamento ed è la vera sorpresa del mese che ha portato alle elezioni; la “sinistra nazionalista” di Sarah Wagenknecht e i liberali dell’FDP non hanno passato lo sbarramento.

Il 23 febbraio sono stati eletti 630 deputati, numero in calo dopo la riduzione del numero dei parlamentari. ll sistema elettorale tedesco è sostanzialmente un proporzionale con sbarramento al 5%. Il paese è diviso in collegi maggioritari ove il candidato più votato accede direttamente in parlamento (cd. mandato diretto) ma successivamente i mandati diretti vengono riassorbiti quasi integralmente (storicamente vi è una differenza di 5 o 6 seggi) dalla ripartizione proporzionale, per questo sono in parte fuorvianti le analisi con mappe cromatiche che attribuiscono il collegio al partito che arriva primo. Per esempio, per l’estrema destra di AFD non è importante solo il primo posto nei länder della ex Germania dell’Est ma anche il secondo posto in Baviera e nel Baden-Württenberg.

Si è arrivati a nuove elezioni dopo solo 3 anni dalle ultime perché la cosiddetta coalizione semaforo, formata da SPD, Verdi e Liberali, è collassata a seguito della richiesta di nuove elezioni avanzata a novembre dal leader dei liberali.

1. Le performance dei partiti

1.1 CDU/CSU (Partito Cristiano Democratico; orientamento centrista e conservatore) detta Union è una “coalizione” tra il partito nazionale centrista e liberale della CDU e la sua componente bavarese CSU, tradizionalmente più conservatrice. “Vince” le elezioni con il 28,5% ma non raggiunge l’obiettivo del 30. È il primo partito in tutta la vecchia Germania Occidentale con l’esclusione delle grandi città ove le sinistre sono competitive. I soli voti della CDU (22%) superano quelli di AFD e ciò simbolicamente ha un valore. L’Union pare spaccata tra chi guarda al centro e chi in fondo in qualche modo dialogherebbe con AFD. Probabilmente le aperture ad AFD del candidato alla cancelleria della CDU Friedrich Merz, contestate perfino da Angela Merkel, sono state un gioco a somma zero. Merz ha attratto elettori lusingati da AFD, ma ha perso elettori fortemente contrariati dai “mezzi sdoganamenti” dell’estrema destra.

1.2 AFD (estrema destra filorussa e sponsorizzata da Elon Musk) supera di poco il 20% attribuitole dai sondaggi della vigilia. Raddoppia i voti ma i democratici paradossalmente tirano un sospiro di sollievo perché si temeva nel segreto dell’urna in tanti che si vergognano di dire che votano AFD poi mettessero la croce sull’estrema destra, per questo qualcuno affermava che potesse raggiungere il 23 o il 25%. È il primo partito in tutta la vecchia Germania Orientale, la parte meno ricca del paese (fanno eccezione i collegi di Berlino e altri tre collegi nel resto della ex DDR) ed è il secondo partito nei länder della Germania meridionale, la parte più ricca del paese.

1.3 SPD (sinistra socialdemocratica). Il partito del cancelliere uscente Olaf Scholz raccoglie il 16,5%. In sostanza quello che gli attribuivano i sondaggi. È il risultato peggiore della storia dei socialdemocratici e mai il partito del cancelliere uscente ha preso una percentuale così bassa. Il partito rimane competitivo nelle grandi città, prima tra tutte Berlino, nella Ruhr e in alcune aree della vecchia Germania Occidentale.

1.4 I Verdi si fermano all’11,6%, sotto il 13% che gli attribuivano gli ultimi sondaggi, con voto concentrato soprattutto nelle grandi città. Si tratta perfino di un buon risultato considerato che le ricette ambientaliste sono diventate molto divisive e che vengono attribuite ai Verdi decisioni oggi controverse come la chiusura delle centrali nucleari[1]. Inoltre, il partito ha dovuto difendersi dal fuoco che arrivava sia dai conservatori di destra che da alcune componenti della sinistra: Sarah Wagnkenecht, fondando il suo partito  con una scissione da Die Linke, ha individuato il suo principale nemico nei Verdi.

1.5 Die Linke (sinistra radicale europeista) ottiene l’8,8%. Percentuale leggermente superiore perfino a quella dei sondaggi che più la premiavano. È la vera sorpresa se non del giorno delle elezioni almeno del mese che ha portato alle elezioni. All’inizio del 2024 il partito ha subito una scissione che ha portato alla nascita di BSW, ad opera di Sarah Wagenknecht, una prominente figura della politica tedesca. BSW in Germania orientale, in tre elezioni statali tenute in Brandeburgo, Sassonia e Turingia a settembre 2024 ha sempre fatto meglio di Die Linke. È andata in doppia cifra in Brandeburgo e Sassonia, mentre nel primo Land Die Linke è rimasta fuori dal parlamento nazionale e nel secondo è entrata per il rotto della cuffia, e ha ottenuto il 16% dei voti contro il 13% di Die Linke addirittura in Turingia dove Die Linke candidava il ministro-presidente[2] uscente Bodo Ramelow. A questo punto i sondaggi, a inizio gennaio, prevedevano che BSW alle elezioni generali superasse ampiamente la soglia di sbarramento e che Die Linke andasse verso l’estinzione.  Peraltro, già prima della scissione, dopo il risultato del 2021 in cui Die Linke entrò in parlamento non centrando lo sbarramento del 5% ma grazie alla regola dei tre mandati diretti[3], alcuni osservatori si chiedevano se avesse senso con Die Linke divenuta più moderata e con l’SPD che si era spostato a sinistra avere due partiti della sinistra socialista in Germania.

Nell’ultimo mese Die Linke ha innanzitutto smentito chi la considerava un partito morto. Nella sua vecchia Germania Orientale non si è fatta annientare da BSW, ha riscosso un successo enorme tra i giovani, anche nelle grandi città dell’Ovest ed ha attratto elettori di sinistra scontenti dell’esperienza della coalizione semaforo. Ha finito per ottenere il doppio dei consensi di BSW, puntando sul caro affitti. Sul piano nazionale è il partito più votato tra gli under 35, con il 26%, staccando AFD che si è fermata al 22%, nonostante la sapiente e presumibilmente ben finanziata presenza dell’estrema destra sui social.

La co-candidata alla cancelleria Heidi Reichinnek, classe 1988, è secondo gli analisti la grande protagonista di un partito di fatto rifondato.

1.6 BSW (sinistra nazionalista e filorussa) è il primo partito personale della storia tedesca, è l’acronimo di Bündnis Sahra Wagenknech, (il partito di Sahra Wagenknech) ed è emblematico che abbia il nome della sua fondatrice. Si ferma poco sotto il 5% ed è la prima forza esclusa in parlamento.  A gennaio Wagenknecht aveva abbandonato insieme ad un drappello di parlamentari Die Linke, accusando la sinistra tradizionale di non occuparsi più dei meno abbienti e di focalizzarsi troppo su diritti LGBT, politiche ambientaliste e migranti. Dopo le elezioni statali di settembre BSW è entrata in un governo regionale con CDU ed SPD in Turingia e i suoi parlamentari si sono astenuti sulla controversa dichiarazione sui migranti che ha visto votare insieme CDU ed AFD. Altre volte, a livello locale, su temi quali i diritti LGBT BSW ha votato con l’estrema destra. Sul piano economico BSW sostiene che l’immigrazione incontrollata comporta tra le altre cose bassi salari e costi per i meno abbienti, è inoltre un partito molto scettico sulla transizione ecologica.

1.7 Il Partito Liberal Democratico- FDP (Partito liberale storico) scende dall’11,4% delle elezioni 2021 al 4,3% di oggi, assolutamente in linea con i sondaggi. Paga la colpa di aver prima ostacolato il governo poi di averlo fatto cadere. Come al termine dell’esperienza di governo 2009-2013, quando la cancelliera era Angela Merkel, dopo una legislatura in cui ha giocato il ruolo di partner scomodo in maggioranza esce fuori dal parlamento. 

2. Le ragioni del tracollo dell’SPD e dell’avanzata dell’ultradestra

Il crollo dei socialdemocratici ed in parte il successo di AFD dipendono a mio parere dal ciclo economico avverso ma anche dalla eterogeneità della coalizione semaforo, formatasi dopo le elezioni 2021.

L’obiettivo di tale coalizione era separare SPD e CDU che da ben otto anni governavano insieme. I militanti di SPD e CDU ritenevano che ormai i due partiti risultassero indistinguibili. La dirigenza della SPD, il partito più votato alle elezioni 2021, prevedeva che con i liberali si potessero trovare intese sui diritti civili (in un paese che aveva già approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso) e sugli investimenti pubblici per la transizione ecologica. 

Scholz non ha dimostrato una grande leadership, ma la coalizione semaforo nasceva troppo eterogenea sia segnatamente alla politica estera, ove per esempio SPD e CDU hanno storicamente posizioni più vicine su Russia e Cina mentre i Verdi sono più duri sui regimi autoritari e sull’economia, ove l’FDP è più distante della CDU dai partiti di sinistra.

A ciò si aggiunge che diverse dinamiche hanno portato la Germania ad una contrazione del PIL dello 0,3% nel 2023 e ad una crescita zero nel 2024 e le prospettive non sono migliori nel 2025.  Quindi è ritornata in voga la retorica del grande “malato d’Europa” molto comune alla fine degli anni Novanta. Di certo ha inciso, con l’invasione dell’Ucraina, il logoramento del rapporto con la Russia e il conseguente incremento del costo dell’energia, ma occorrerebbe anche riflettere sul fatto che il Covid ha comportato uno shock sulle catene del valore globali particolarmente pesante per un grande paese industriale come la Germania. L’Italia, per esempio, dal 2021 al 2024 è cresciuta più della Germania e nel 2025 crescerà come la Germania, ma senza gli investimenti del Recovery Plan probabilmente il nostro paese avrebbe riportato variazioni del PIL pesantemente negative. Inoltre, non sono brillanti nemmeno le performance dei piccoli paesi dell’Europa Centrale vicini alla Germania.

La stampa, in prevalenza anglofona, ha pubblicato negli ultimi mesi contributi che paventano (o forse auspicano) un declino industriale della Germania o enfatizzano (con una ventina d’anni di ritardo) i limiti delle politiche economiche di Angela Merkel a partire dalla patologica carenza di investimenti.

Tre anni a cresciuta zero per il paese più industrializzato dell’occidente non sono un’evidenza da sminuire, ma non deve essere negato che Merkel, nei suoi lustri al potere, ha governato con buone performance economiche l’impianto paese definito dai governi di Schröder e, tramite interventi sul salario minimo e sul welfare, rimediato alle disuguaglianze interne al paese figlie del modello Schröder. Ora perfino Mario Draghi afferma che il modello europeo tutto basato sulle esportazioni è arrivato al capolinea e chiaramente una revisione del modello-Europa impone una riflessione significativa alla classe dirigente della Germania, il paese esportatore per eccellenza in Europa. Una prospettiva keynesiana o forse perfino centrista porta a ritenere che la Germania dovrebbe puntare sulla domanda interna e il governo dovrebbe varare un piano di investimenti pubblico per le infrastrutture e l’innovazione. Un’altra prospettiva in generale minoritaria, ma non nella CDU, incompatibile forse con il keynesismo, è che si debba puntare su una maggiore efficienza nel mercato del lavoro, e i primi interventi del nuovo governo si potrebbero concentrare sull’irrigidimento dei requisiti dell’ALG II[4], sussidio di povertà che qualcuno assimila (non a torto) al Reddito di Cittadinanza. Tra l’altro AFD cavalca la convinzione che in Germania vi siano troppi approfittatori del welfare e che in gran parte siano immigrati.

Inoltre, i dubbi sulla transizione ecologica hanno probabilmente polarizzato l’elettorato. AFD ha per esempio conquistato la seconda posizione nelle regioni del Sud con percentuali attorno al 20%. Si tratta di regioni ricche dove il voto all’estrema destra è più figlio della paura della povertà che della povertà. Forse nella ricca Baviera c’è tanta paura per il futuro dell’automotive.

L’estrema destra in questo contesto sta ottenendo grandi benefici e l’SPD sta pagando il prezzo più caro ed è in generale andato in crisi un modello multipartito che per decenni ha ruotato su due grandi forze, una popolare ed una socialdemocratica. L’SPD ottiene il risultato peggiore di sempre e la CDU-CSU il secondo peggior risultato di tutta la sua storia. L’SPD ha smesso di essere un partito capace di andare molto oltre il 20% dopo i due mandati da cancelliere di Gerhard Schöder (1998-2005) quando la coalizione Rosso-Verde aveva varato dolorose riforme lontane dalla tradizione di sinistra e infine nel 2005 l’SPD rinunciò a fare una coalizione di unità delle sinistre con Die Linke ed i verdi. Dopo il termine dell’era Merkel anche la CDU, avendo ottenuto il 24% nel 2021 ed il 28,5% circa nel 2025 è lontanissimo dai numeri che le garantirono 16 anni di governo tra il 2005 ed il 2021.

3. Ad oggi, nonostante le mezze aperture e le ambiguità di Merz appare improbabile un accordo tra l’Union e AFD, la CDU probabilmente su tale scelta si spaccherebbe. L’esclusione della FDP e di BSW dal Bundestag rende numericamente possibile una Große Koalition tra CDU/CSU ed SPD che conterebbe su 328 seggi, la maggioranza assoluta è 316. Non un grandissimo margine, le “larghe intese alla tedesca” si reggerebbero solo sul 52% dei parlamentari, mentre sia la debole coalizione semaforo che l’ultima edizione della Große Koalitionen contavano su oltre il 56% dei seggi. Tuttavia, oggi è preferibile un governo di larghe intese ad un governo di larghissime intese che per esempio includa anche i Verdi (la cosiddetta coalizione Giamaica) sia perché la maggioranza di governo sarebbe troppo eterogenea sia perché nel caso in cui anche il nuovo governo divenisse presto impopolare, con i verdi e Die Linke all’opposizione non sarebbero scontati immensi benefici per AFD.

È chiaro che il nuovo esecutivo dovrà essere molto più incisivo a partire dall’economia e dovrà convincere i tedeschi che la Germania e l’occidente hanno un futuro.

Inseguire AFD sui migranti non basterà, l’hanno fatto per mesi Scholz e Merz e non è servito a molto. Merz avrà l’arduo compito di contendere elettori all’estrema destra senza fare sembrare la CDU/CSU una immagine sbiadita di AFD. Ancora più ingrato compito toccherà alla leadership dell’SPD, che dovrà da una parte governare con la CDU dall’altra mantenere un filo con la


[1] I Verdi in Germania hanno storicamente osteggiato il nucleare, ma dopo anni di ridimensionamento del programma del nucleare civile fu Angela Merkel, a seguito dell’incidente di Fukushima in Giappone, quando era al governo con i liberali dell’FDP a fissare per il 2022 la chiusura degli ultimi reattori nucleari.

[2] In sostanza il Capo di Governo del Land

[3] La legge elettorale in vigore per le elezioni 2021 prevedeva che accedessero al riparto proporzionale tutti i partiti capaci di conquistare almeno tre mandati diretti. Tale previsione è stata abolita nella legislatura 2021-2025

[4] Arbeitslosengeld II

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